Processo Green Hill: requisitoria

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Lunedì 12 gennaio a Brescia l’aula del tribunale era piena.
Ma composta e silenziosa.
La requisitoria del pm è stata inequivocabile.
Travolgente.
Chiara.
Cristallina.
In più punti qualcuno di noi si è commosso e ha pianto.
Di rabbia e di gratitudine.
Forse per esser stati accarezzati da un barlume di giustizia che noi e quei cani aspettavamo da tanto.
E che per la prima volta parlava inaudita in quella stanza, davanti a tutti.
Seppur tardiva, sembrava arrivare.
Diceva le cose chiaramente.
Gli imputati sono colpevoli.
Tutti e quattro.
Senza alcun dubbio.

Il pm ha chiesto una condanna a tre anni e mezzo per Graziosi, veterinario responsabile dell’allevamento, tre anni per la Rondot, due anni per Bernard Gotti e altrettanti per Bravi.

Intende inoltre rinviare a giudizio per falsa testimonianza gran parte dei testi della difesa, ovvero dipendenti e ex dipendenti di Green Hill che hanno manifestamente mentito.

E’ stato smascherato quello che era una sorta di patto di non aggressione a Green Hill.
Ovvero quel disegno per cui tutti gli organismi che avrebbero dovuto controllarlo di fatto non lo facevano.
Il servizio veterinario dell’ASL e non solo.
Avvisavano prima di ogni ispezione o richiesta, li informavano di eventuali ulteriori controlli, in modo che potessero avere il tempo e il modo di mettere a posto quanto di irregolare avrebbe potuto causare problemi.
Dai carteggi conservati ingenuamente nell’hard disk di una multinazionale che evidentemente si riteneva impunibile e intoccabile, che considerava l’Italia e Montichiari terra franca ove non era necessario rispettare le norme in modo chiaro, si schiude un mondo tragico e un universo senza speranza.
Da molte mail lì rinvenute si evince come il dottor Silini della ASL di Lonato, per lungo tempo l’unico che avrebbe dovuto e potuto rappresentare una flebile speranza per i cani prigionieri, se solo avesse esercitato con correttezza e rigore la sua attività di vigilanza, puntualmente avvisava la ditta di stare accorta in quanto Vitadacani continuava a segnalare irregolarità che avrebbero portato all’inasprire dei controlli fin dal lontano 2008.

Dopo ogni incontro e richiesta dell’associazione Vitadacani a lui o ai suoi superiori e ai superiori dei suoi superiori, lui contattava Green Hill e li informava di quanto bolliva in pentola.
In pratica quello che avrebbe dovuto essere il controllore di Green Hill, era il loro spregiudicato complice e alleato.
Più volte manifestò dubbi relativi a presunte fonti interne alla ditta che forse dovevano passare informazioni all’associazione che sapeva troppe cose.
Fatto, per altro, vero, verissimo.
Qualcuno, per fortuna, raccontò a Vitadacani tutto quel che accadeva là dentro.
Tutto cominciò così.

Vitadacani, dal primo giorno in cui conobbe l’inferno di Green Hill, segnalò quanto necessario perché l’azienda fosse fermata.
Ma, come è storia nota, nessuno di quanti avrebbero dovuto intervenire, intervenne.
Per cui, passando oltre ai report delle ispezioni, artefatti a tavolino, ai controlli, alle lettere di rassicurazione, alle tavole rotonde in Regione, in cui veniva detto che tutto era a posto e di stare tranquilli, Vitadacani decise di smascherare un pezzo alla volta quell’inferno, dando vita insieme ad amici attivisti al Coordinamento Fermare Green Hill, lanciando la campagna che tutti conosciamo e che ha portato alla fine della fabbrica di morte.

Già allora noi eravamo certi di quanto oggi di nuovo è stato evidente in aula.
E non ci siamo accontentati di rassicurazioni elargite a piene mani da dottori, dottorini, burocrati, funzionari che ancora oggi, a giochi scoperti ormai, si ostinano a dire che era tutto in regola.
Perché, di fatto, erano solo cani da laboratorio.
Così, ancora oggi, per la difesa, il reato non sussiste perché siamo in ambito di decreto 116, ovvero, parliamo di animali da laboratorio, non del nostro cane di casa.
Non esisterebbe a lor dire, per tanto, il maltrattamento, ma solo eventualmente illeciti e irregolarità amministrative.
Con un’arringa difensiva goffa e becera la difesa ha chiesto al giudice di ritenere i quattro imputati innocenti in quanto il fatto non sussisterebbe.

Per fortuna il pm non la pensa così.
Ha parlato degli oltre seimila cani morti in circa quattro anni.
Non quelli venduti all’orrore dei laboratori, ma seimila cani morti dentro a Green Hill.
Che saranno certo molti di più, questi sono quelli di cui è rimasta flebile traccia.
Come un segno incerto di una matita dopo che si è tentato di cancellare.
In gran parte lasciati a morire di stenti e languire, non curati, perché le cure in grado di salvarli li avrebbero resi inutilizzabili per la ricerca scientifica.
Perché, come per gli animali da reddito, alcuni farmaci restano in circolo, rendono l’animale non vendibile, non più vergine tabula rasa.

I cani, soprattutto, morivano di notte, lasciati senza alcuna assistenza, anche in presenza di parvovirosi, senza né fleboclisi, né il minimo accenno di terapia ad infusione capace di alleviarne le sofferenze, se non di guarirli, perché il virus difficilmente perdona.
Semplicemente venivano lasciati lì, staccando alle 18 di sera e ritornando l’indomani mattina a contare i morti.

Ha parlato dei cani uccisi, “sacrificati” perché invendibili e perché troppo oneroso o impegnativo curarli e assisterli.
Scordiamoci l’eutanasia.
Il Tanax veniva somministrato senza anestesia.
I famosi cani inutilizzabili, come le fattrici a fine carriera, che secondo la ditta venivano affidati ad associazioni animaliste tedesche, venivano invece trasferiti in satelliti di Marshall dove impietosamente, ad ogni nuovo arrivo di un nuovo carico da Green Hill, venivano eliminati tutti i cani lì presenti. Eliminavano i vecchi, già sfruttati all’osso, per far posto ai nuovi.
Lì, i malcapitati, venivano ancora utilizzati per prelievi di sangue e plasma.
Fino all’arrivo del nuovo carico.
Green Hill, terribilmente, non buttava via nulla.

Il giudice si è ritirato e leggerà il dispositivo e la sentenza il prossimo 23 gennaio.
Ancora e di nuovo saremo lì ad ascoltarlo.
Per mettere la parola fine a questa storia, o, almeno, a questa parte della storia.
Il resto ancora è da scrivere.
Green Hill giace vuoto e addormentato sulla collina.
Non dobbiamo permettere che quelle gabbie vengano riempite mai più.

Per la liberazione animale

Vitadacani Onlus / Coordinamento Fermare Green Hill

2016-11-20T00:45:18+00:00 14 Gen 2015|News|0 Comments

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