Una storia di Natale

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frodo Vitadacani Porcikomodi

Frodo è una piccola favola di Natale, abbiamo lottato perché fosse una favola e siamo ancora alla ricerca di un lieto fine.
In quest’ultimo capitolo della favola abbiamo bisogno anche del tuo aiuto per dare a Frodo le migliori cure possibili.
Anche una piccola donazione è importante perché contribuisce a pagare medicine, degenza e fisioterapia.




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Una storia di Natale

Quando è arrivato scoppiava di salute, soffice e morbido saltava, giocava, zampettava in lungo e in largo. Annusava l’erba e sembrava rimbalzasse nella danza gioiosa dei cuccioli.

Era sul ciglio di una provinciale a sud di Milano quando lo hanno trovato. Probabilmente il gregge lo aveva lasciato indietro, la sua mamma perduta così lo hanno portato da noi.
Dopo pochi giorni ha cominciato a camminare rigido, come sulle uova, come faticasse a piegare ginocchia, gomiti, caviglie.
Un pezzo alla volta è diventato robotico, animato da movimenti spigolosi e a scatto.
Poi, di colpo, si è bloccato.

Se fosse stato un cane o un umano avremmo pensato, senza dubbio alcuno che avesse il tetano così davanti a lui costretto a terra, sdraiato, immobilizzato in un apparente rigor mortis, col trisma alla bocca e i denti serrati, abbiamo insistito nel sostenere che forse non tutto fosse perduto e Frodo fosse prigioniero della tossina e delle contrazioni tetaniche.
Ci hanno proposto, suggerito e chiesto, più volte, senza titubanze, l’eutanasia per lui.
Che tanto non poteva essere tetano … che lo facevamo soffrire inutilmente …

Quando ti occupi di animali così detti da reddito sembra tutto forse ancor più difficile, anche confrontarsi coi veterinari.
Spesso si parlano lingue diverse, mondi lontani si scontrano e ancor più che per altri animali è difficile scegliere e fare il meglio per chi sta male.
Spesso vengono proposte soluzioni sbrigative, frettolose, ritenendo assurde pratiche che per un umano o un cane ormai sono routinarie.
Se per loro viene ritenuto maltrattamento o un’ingiustizia non fare accertamenti e non intraprendere certe terapie o trattamenti, se nasci pecora o maiale o mucca spesso accade tutto il contrario.
I veterinari che si occupano di te generalmente pensano sia un accanimento effettuare le più basilari indagini.
C’è come una sorta di resistenza culturale.

Ed ecco qua lo specismo!
E’ lui il nemico sospettoso da sradicare, vive nascosto per bene, dentro ognuno di noi.
Anche in noi che scriviamo e siamo attivisti per la liberazione animale o voi che leggete. Inesorabile, seppur minuscolo lo specismo rimane lì.
Ma bisogna cambiare, togliersi di dosso quelle maledette gabbie che, nostro malgrado, tutti ci portiamo dietro, sradicarle dal profondo.
Sono loro a farci dubitare, che ciò che avremmo fatto senza esitazione per un cane o un amico, potesse essere assurdo per un pecora, un agnello … per Frodo.

Così noi abbiamo cercato di recuperare buon senso e più ancora ci è venuta in aiuto l’empatia che ci fa mettere di colpo nei panni dell’altro, prima di essere frettolosi e intraprendere una via da cui non si torna indietro.
Perché anche se stavi certamente soffrendo, questa è la tua unica vita e non ce ne è una in cambio se chi ti segue decide per l’eutanasia per non farti soffrire. Quando si è malati si soffre, sarebbe bello il contrario.

Frodo era appena un bambino.
Così abbiamo avuto fiducia, noi per lui, quando lui ormai, come tutti gli altri, l’aveva persa sul pavimento.

Quando lo abbiamo portato in clinica era ormai un pezzo di legno, una pietra. Temevamo di romperlo nell’appoggiarlo delicatamente a terra.
Dopo la somministrazione del siero antitetanico dapprima le sue orecchie son tornate quasi normali, non più a parabola, tese e rigide ma, di nuovo, mollemente pendenti.
Poi ha recuperato una manciata di riflessi, iniziato a muovere il collo e star in piedi per qualche secondo e d’un tratto ce la stavamo facendo.
Così ha iniziato i massaggi, la fisioterapia, il carrellino e oggi, traballando, fa i primi passi.

Oggi Frodo migliora giorno dopo giorno, fa ancora fatica, ma cammina e sembra di nuovo un cappuccino con la schiuma.
Il manto caffelatte, riccio e spumeggiante, sfuma nel muso color panna, lo sguardo è beato e gli occhi, ben aperti, guardano altrove.
Lontano.
Oltre l’infinito sterminato, oltre il bosco Atro e più oltre. Nel cielo o nel prato, verso l’anello :)

Aiutaci a dare a Frodo il suo lieto fine




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2016-12-15T15:11:45+00:00 4 Dic 2016|News|0 Comments

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