Il progetto Porcikomodi

Il progetto Porcikomodi nasce in Vitadacani nel 2000 e da allora, l’obiettivo del progetto si può dire sia abbattere il muro del silenzio. Quel muro del silenzio che rende possibile, ben nascosto, lo sfruttamento sterminato degli altri animali.
Scardinare la convinzione che gli animali siano cibo o strumento per produrre qualcosa, che debbano servire a qualcosa o a qualcuno e non abbiano un significato di per sé.
Che la loro dignità, importanza, essenza, si limitino all’angusto recinto dell’utilità per l’uomo, che i loro siano corpi da smontare, carne o alimenti da vendere al chilo.
Porcikomodi tenta di portare in salvo, concretamente, individui dal macello e dall’industria della carne e dei suoi sottoprodotti e insieme di comunicare le atroci condizioni di vita degli stessi animali in quei luoghi senza tempo: le fabbriche della morte e le catene di smontaggio.

Lo strumento del progetto è il rifugio, il santuario, il luogo fisico dove vivono gli animali liberati, liberi, rifugiati. Lì, soltanto, si sviluppa, si suscita, si sperimenta l’EMPATIA.
I nostri occhi diventano i loro occhi, la nostra è la loro pelle, la bocca e il naso diventano gli stessi.
Medesima la pancia e le aspirazioni. Desideriamo le stesse cose: stare bene, essere felici e vivere liberi.
ogni animale è ambasciatore della propria specie, ci racconta in silenzio eloquente, meglio che con mille parole, come dovrebbe essere la sua vita e quasi mai è.

La violenza, lo sfruttamento e la logica brutale di dominio che l’umanità per secoli, e mai così sistematicamente come oggi, ha esercitato e riserva agli altri animali, così distrattamente, considerati cibo, senza neppure prestarvi troppa attenzione, sono per noi eticamente inaccettabili.

Per questo occorre cambiare.
Affrancarsi dalle logiche di gabbie e catene che, nostro malgrado, un po’ tutti ci portiamo dentro e che ci fanno pensare che tutto ciò sia normale, per quanto triste, inesorabile e immodificabile.

Noi riteniamo invece che bisogna mutare logica, punto di vista e visione del mondo.
Tutto ciò non è giusto, al contrario, è profondamente sbagliato e spetta ad ognuno di noi cambiarlo un pezzo alla volta.

Bisogna attivarsi, prendere parte al cambiamento rivoluzionando profondamente il modo di vedere e considerare gli animali così detti da carne e da reddito.
Essi, come noi, non sono cibo ma individui unici al mondo.

Porcikomodi promuove una visione del mondo vegan e senza gabbie.

Prima di avere sedi proprie, il progetto e gli animali sono stati ospitati altrove, abbiamo negli anni avuto più sedi, case, rifugi, città fino al 2005 quando è nato un nucleo Porcikomodi a Brescia, grazie ad un gruppo di attivisti che ha arricchito, con nuova linfa ed energie, il progetto, spostandosi negli anni da Nave a Brione a Chiari.
Nel 2006 abbiamo aperto il santuario di Magnago.
Nel 2014 è nata Utopia, un rifugio per piccoli roditori recuperati dal laboratorio.

Oltre che salvare concretamente delle vite, ovvero quelle degli ospiti delle strutture, l’obiettivo di santuari, rifugi e punjarpol consiste nel mostrare alla gente e ai visitatori cosa e come siano realmente gli animali che normalmente vengono considerati cibo.

Svelarne l’identità, l’essenza di individui con un prezioso mondo affascinante da raccontare nella pancia e negli occhi.
Gli animali liberati diventano così portatori di un messaggio di ribellione al proprio destino, di speranza e salvezza per tutti gli altri che ancora aspettano di essere liberati e languono, prigionieri, umiliati, fatti a pezzi nelle fabbriche della morte.

Gli animali reificati sono le più dimenticate vittime della nostra società cui non si rende nemmeno omaggio, di loro, che non contano nulla, non si misurano lacrime, pene e lamenti.
Ma, con dignità sovrumana, diventano grottesche e tragiche metafore, della nostra umile stessa realtà.
Ci confondiamo, a tratti, con empatia e diventiamo noi, sfruttatori e sfruttati, un’unica disumana umanità animale dolente in cammino. Nei santuari invece sperimentiamo un mondo alla rovescia.
Gli animali non sono più animali da reddito bensì da debito.
Non devono più produrre alcunchè e sono liberi di gestire la loro vita, il loro tempo come meglio preferiscono, senza costrizioni e richieste.

Avviene, stupefacentemente, un’economia al contrario e gli umani, che per secoli di domesticazione e allevamento hanno sfruttato gli animali, qui lavorano per gli animali che sempre hanno lavorato per loro.
Nel santuario, per riscattarsi da millenni di angherie, gli animali, semplicemente, si riposano.
Da qui il nome del progetto: Porcikomodi.

Non chiediamo loro la provenienza, possono essere stati riscattati, a seguito di una negoziazione o una trattativa, regalati, ceduti, sottratti a chi li sfruttava e a qualunque titolo liberati dalla sofferenza, dalla schiavitù e dal dominio.

L’importante è non intessere un rapporto economico con chi li tiene prigionieri e li considera carne da vendere al chilo. Gli animali non sono merce,  gli animali non si acquistano.

Da noi troveranno riparo e potranno rimanere per sempre, il santuario è la loro casa e in esso moriranno di vecchiaia, liberati dalla paura, dallo sfruttamento e dalla morte.

Oltre agli ospiti stabili, Porcikomodi di occupa ogni giorno di moltitudini di altri individui, cercando di trovare loro una casa sicura e un’adozione per sempre.

Chi entra nel santuario, rimane qui, altri non vi transitano e vanno direttamente in adozione.
In entrambi i casi l’intento di Porcikomodi è ricreare per loro un mondo possibile, un angolo in cui, con meraviglia e stupore, poterli conoscere da vicino e sfiorare la sorprendente ed ancestrale magia della loro vita.

Tutti hanno un nome. Tutti sarebbero diventati carne.

Fai la differenza: scegli e vivi vegan.