Giuliana

||Giuliana
Giuliana 2017-08-19T22:51:08+00:00

Project Description

Giuliana

Giuliana Vitadacani Onlus

“Era il bel mezzo della notte quando mi han suonato il campanello avvertendomi che sotto l’acqua, davanti al canile, era stato legato un cane al cancello.
Nei mille pensieri di collera per chi ancora abbandona gli animali, cui cercavo positiva attenuanti e l’indulgenza un momento mi germogliava timida nel cuore e un momento scompariva e si alternava alla severità di chi non perdona i torti, i soprusi e il tradimento che chi si sbarazza di un cane, rende al suo migliore amico, guidavo tra il sonno, l’acqua e quant’altro avevo in petto a quella tarda ora.
Perché in effetti al di là della mia ira, poteva andare peggio, potevano lasciarlo per strada, oppure potevano lasciarlo lì legato tutta la notte, senza avvisare, ma potevano anche passare di giorno e dirci che dovevano proprio lasciarcelo, quel cane, e non spaventarlo, nel cuore della notte, scappando via, da infami, con la macchina, noi, che raramente diciamo di no a qualcuno…
Così vagolavano i pensieri a frammenti, tra i fari e l’acqua fitta, l’acqua bagnata, l’acqua ancora così fredda di un gelato inverno che tardava a finire e per noi era durato già troppo.
E, inseguendo i pensieri, intuivo il momento del primo sguardo.
Come sempre il ritrovamento, il primo contatto, una carezza, un ringhio o un morso sono un’emozione grande grande.
Fino a che non sei lì non sai cosa potrà accadere.
Soprattutto sotto la pioggia.
Nel buio il cane sembrava poco più piccolo di un rottwailer, con zampe magre e una testa grossa.
Soprattutto mi parevano grandi gli occhi.
Dietro il finestrino, aldilà di tutta quell’acqua, mi fissavano mansueti ed eloquenti.
Di cose strane ce ne succedono ogni giorno, ma mai avrei pensato che ci potesse accadere anche questa.
Il cane legato al cancello era, in realtà, un cucciolo di mucca.
Uno tra i più belli che avessi mai visto … ed era una femmina.
Piccola femmina, soave, pacifica, dagli occhi folti di ciglia lunghe.
Giuliana si chiamò.
Giuliana perché tra noi Giuliano se ne prese cura più di tutti all’inizio.
L’aspetto più complicato fu la regolarizzazione della piccola mucca Giuliana.
Una denuncia ai carabinieri che dichiarava il ritrovamento, la nostra presa in custodia e la richiesta all’ASL della sua regolarizzazione.
Durante questo iter lungo e tortuoso l’abbiamo tenuta seminascosta Giuliana, senza dichiarare precisamente il luogo di detenzione.
Per mesi ha dovuto vivere in clandestinità perché secondo il servizio veterinario dell’asl un bovino senza passaporto, senza foglio rosa, senza documenti è il più clandestino tra i clandestini, più fuorilegge di un criminale, deve essere immediatamente ucciso e il suo corpo incenerito e distrutto, onde evitare che qualche umano possa cibarsi delle sue carni potenzialmente infette.
Col fiato sospeso fino agli esiti dei prelievi per verificare la tbc e mille altre malattie…
Perché nessuno abbandona una mucca, diceva l’ASL.
Sicuramente c’è qualche problema o qualcosa di strano…
Come spiegare all’ASL che Giuliana evidentemente si trovava lì davanti al cancello, sotto l’acqua del diluvio universale perché chi scappava con la macchina, chi poco prima mi aveva avvisato e la aveva portata lì era una persona gentile che commossa dalla gentilezza di Giuliana, evidentemente non l’aveva voluta lasciare dove inesorabilmente sarebbe diventata presto cibo o macchina per produrre latte.
Giuliana non era stata abbandonata, o persa, era stata liberata.
A volte, per fortuna accade.
Per questo noi non chiediamo mai la provenienza dei nostri animali.
Quando arrivano al cancello sappiamo che sono stati in un qualche modo liberati dalla tortura e dalle fabbriche di sfruttamento e di morte.
Oggi Giuliana è la mucca IT015990190544 dell’allevamento porcikomodi di vitadacani, sede di Magnago.
Lo dice un orecchino giallo che le hanno piantato all’orecchio.
Non hanno accettato la nostra richiesta di esenzione dalle marche sostituendole con l’impianto del microchip.
A Tofu glielo abbiamo messo lo stesso e l’ASL si è fatta una gran risata.
Intanto, Tofu, il microchip ce l’ha.
Ma per loro non vale, nel senso che non esiste un’anagrafe bovina identificata a mezzo microchip.
Per cui resta la marca, che dà fastidio alle orecchie, con tutti i dati del passaporto nelle carte e nei documenti ufficiali di quello che per noi è un santuario e per il resto del mondo e delle istituzioni un volgare allevamento simile a tutti gli altri.
Anzi no, un filo naif!
Perché gli animali noi li carichiamo soltanto sui registri e se li spostiamo la destinazione non è il macello ma il veterinario oppure l’altro santuario. I nostri viaggi, di norma, hanno andata e ritorno.
Non sono a senso unico come per gli altri.
Così, nostro malgrado, siamo diventati formalmente allevamento, di suini, di bovini, di ovini, di caprini, come richiesto dalla legge.
Una follia.
E così Giuliana è diventata il numero 2 del nostro registro di carico e scarico dei bovini.
Madre sconosciuta.
Allevamento di provenienza ignoto.
E’ rimasta piccola, poco più grande di un rottwailer, pare sia di una razza rara, di mucche nane.
Allattata artificialmente col biberon, è cresciuta insieme a Gastone, cucciolo di maiale caduto da un camion che correva sull’autostrada del sole, all’altezza di Modena, verso il macello.
Da allora sono inseparabili e solo da poco abbiamo convinto entrambi a socializzare coi loro simili.
Giuliana con Tofu , sempre più gigantesco vicino a lei.
Meraviglioso vitello e manzo castrato, oggi ormai bue, o forse di più toro, per una tardiva sterilizzazione e un testicolo ritenuto in addome.
Gastone con Mirtillo, Felix, Naso, Orchidea, Paciugo. Il piccolo, a volte litigioso, branco rosa.
In mezzo al verde del campo, all’energia di Tofu corrisponde la calma pigra di Giuliana, perla bionda di mansuetudine, all’apparenza stanca e lenta ad ogni movimento, eppure mai ferma, libera al pascolo, sul collo la fatica insormontabile di ogni piccolo passo quando, a suo modo, ti corre incontro, quando appoggia sul palmo della tua mano l’umido naso lucido come un cristallo, vischioso come il muschio di mare a pelo d’acqua quando ti accarezza i piedi.
Così è Giuliana, riflessiva e pacifica, intensa nello sguardo irto di ciglia, amante del sole al mattino, della morbida rugiada, del fieno, del trifoglio, del verde prato ancora intatto.
Schiva e timida cerca eppure il contatto, con Tofu, Gastone, i maiali, le capre e noi.
Curiosa di Brillo e Magdalena, i due cani a guardia del branco, del gregge, della mandria variopinta, fitta di specie, odori e colori, annusa calma l’aria, il vento e respira a larghe narici il profumo del bosco che viene da lontano, da sopra, da sotto e da ogni dove.”

Rifugio di Magnago – via Ungaretti, 34 Magnago (MI)
torna alla lista dei maiali e cinghiali