di Emmanuela Diana

Il cane…perché?

Quando pensiamo al cane, subito ci viene naturale considerarlo il miglior amico dell’uomo. Rispetto ad altre specie pet, infatti, il cane continua a ricoprire un posto speciale nella vita dell’essere umano.
Secondo l’ottava edizione del dossier di Legambiente effettuata in Italia nel 2019, il numero di cani presenti nelle case italiane oscilla tra gli 11 e i 27 milioni.

Ma perché il cane sembra essere così speciale per l’essere umano?
Quali sono le ragioni che gli permettono di mantenere questo ruolo privilegiato?

Bedda e mignolo vitadacani

Come sappiamo il cane trae le sue origini dal lupo. Secondo recenti studi si ipotizza che il cane abbia avuto origine ca. 15,000 anni fa nelle steppe dell’Asia centrale, nella regione compresa fra la Mongolia e le aspre montagne del Nepal. Esistono reperti molto interessanti che documentano che i cani venivano sepolti insieme ai propri compagni umani. Ciò sottolineerebbe che il cane già ricoprisse un ruolo importante nella vita dell’essere umano, tanto da essere considerato un compagno fedele anche nella vita dopo la morte.

Ricerche più recenti che si basano sull’analisi del DNA, sembrano collocare la nascita del cane a 30,000 – 40,000 anni fa. Questa teoria sembra essere avvalorata dal ritrovamento nella Repubblica Ceca di un teschio canino che effettivamente risalirebbe a 30,000 anni fa.

Ma come è nata l’amicizia tra uomini e lupi?

L’ipotesi più diffusa tra gli studiosi è che tutto abbia avuto inizio nell’era Neolitica, momento in cui esseri umani e lupi condividevano i territori di caccia. Nel tardo Paleolitico e all’inizio del Mesolitico, i ghiacciai cominciarono a ritirarsi e iniziò la dispersione delle mandrie dei grandi erbivori. La teoria più accreditata parla di una domesticazione naturale (Teoria di Ray & Lorna Coppinger) secondo cui il lupo avrebbe iniziato a seguire i primi gruppi di cacciatori umani. I lupi avrebbero osservato l’essere umano durante le battute di caccia, e avrebbero ritrovato nella nostra specie delle caratteristiche simili alle loro nell’organizzazione del gruppo e nelle modalità di cooperazione. Iniziarono così a partecipare aiutando gli esseri umani a localizzare e radunare le prede.

La nascita del cane

La collaborazione tra lupi e esseri umani risultò vantaggiosa per entrambi: i lupi potevano nutrirsi dei resti delle prede cacciate insieme agli uomini, e contemporaneamente offrivano un servizio da sentinelle svolgendo un efficace sistema di allarme contro l’arrivo di possibili predatori.

Fu così che probabilmente alcuni lupi meno aggressivi e diffidenti, cominciarono ad avvicinarsi ai villaggi umani e a posizionare le proprie tane nelle vicinanze degli accampamenti. Di generazione in generazione i lupi si avvicinarono sempre di più all’essere umano, fino a quando possiamo immaginare che un esemplare più audace si avvicinò a tal punto da prendere del cibo dalle mani dell’essere umano.

maternaggioGli esseri umani tolleravano la presenza di questi lupi in quanto non mostravano aggressività e non costituivano un pericolo per le loro famiglie, ed inoltre continuavano a mostrarsi molto utili nella difesa degli accampamenti da altri predatori pericolosi per l’uomo. Iniziò così una seconda fase di domesticazione molto più attiva che portò l’essere umano ad allevare e quindi selezionare quei soggetti che esprimevano al meglio le doti di cacciatori, pastori e guardiani. Da questo momento il lupo si “tramutò” in cane. Alla base della domesticazione ci fu molto di più quindi del reciproco vantaggio nel soddisfacimento di bisogni alimentari e di protezione. La motivazione epimeletica (relativa all’accudimento) rappresenta infatti uno dei comportamenti più profondi e radicati, e potrebbe essere stata parte integrante nel processo di evoluzione del lupo in cane. Ancora oggi esistono popolazioni in cui viene comunemente praticato il maternaggio di cuccioli di altre specie, come nel caso della tribù di Awà-Guajà, una delle ultime popolazioni di cacciatori-raccoglitori in Brasile. Non si può infatti escludere il ruolo del maternaggio, ovvero di donne che hanno allattato, negli antichi insediamenti umani, cuccioli di lupo rimasti orfani per vari motivi.

È così che l’incontro e l’amicizia con i cani permise all’uomo moderno di competere con i Neanderthal rendendo l’Homo sapiens una specie vincente. È per questa ragione che si ritiene che il cane abbia fatto la differenza per il genere umano, in quanto la sua presenza al suo fianco ha avuto un enorme impatto sull’evoluzione di quest’ultimo. Gli studiosi infatti parlano di coevoluzione sostenendo che cani ed esseri umani si siano evoluti in parallelo influenzandosi a vicenda, sia da un
punto di vista genetico sia da un punto di vista comportamentale e sociale.

Alcuni ricercatori si sono spinti ancora oltre. Il biologo Greger Larson ha per esempio affermato:

“Più ne sappiamo riguardo al processo che portò i cani ad integrarsi nella società umana, più conoscenze acquisiamo sulle origini della civiltà”.

In sostanza senza la domesticazione del cane probabilmente non ci sarebbe stata la domesticazione di nessuna altra specie, ne tanto meno la civiltà come la conosciamo ora.

emmanuela diana
Dott.ssa Emmanuela Diana
Dottore Magistrale in Scienze Biologiche Spec. Biologia Animale
Consulente Etologa Zooantropologa di Etologia Consapevole®
Fondatrice del metodo Etologia Consapevole®
www.etologiaconsapevole.it
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