Razze pericolose: realtà o discriminazione?

Ancora una volta mi trovo a parlare dell’argomento razze pericolose. Pensavo che ormai si trattasse di una questione superata dopo l’ordinanza ministeriale del sottosegretario di Stato Martini, che prevedeva la cancellazione della famosa “black list”. Invece il comune di Milano ha recentemente proposto e approvato un provvedimento nel quale nuovamente si parla di razze pericolose. Per questa ragione vorrei di nuovo fare chiarezza riguardo a tale argomento, per comprendere se si tratta di realtà o invece di una effettiva discriminazione priva di alcun fondamento scientifico.

Come ogni essere vivente anche il cane possiede delle precise caratteristiche fisiche e comportamentali che primariamente dipendono dal proprio bagaglio genetico. L’espressione di queste caratteristiche subisce l’influenza da parte dell’ambiente in cui l’animale vive, interagisce, apprende e fa esperienza. Per gli animali selvatici è la selezione naturale che agisce sul patrimonio genetico, mentre per le specie domestiche è la selezione artificiale. Ed è proprio attraverso la selezione artificiale che l’essere umano ha domesticato il lupo selvatico in cane, e nel tempo ha via via creato tutte le razze che oggi conosciamo. Nel caso della selezione naturale, per le specie selvatiche, sono state favorite quelle qualità, fisiche e comportamentali, che sono il più possibile compatibili con la sopravvivenza dell’individuo, e quindi della specie, in natura. Con la selezione artificiale è stato l’essere umano a scegliere quelle caratteristiche che potessero soddisfare le esigenze dell’uomo e soprattutto che, all’inizio del processo di domesticazione, rendessero possibile la convivenza con la specie umana. Se inizialmente le caratteristiche selezionate erano prevalentemente mirate all’utilità che potevano avere i primi cani, come ad esempio la caccia o la guardia, successivamente si sono anche favoriti caratteri estetici. Nella trasformazione genetica del lupo in cane si sono espressi caratteri neotenici (infantili) sia dal punto di vista morfologico, relativo cioè all’aspetto esteriore nel suo complesso, sia dal punto di vista comportamentale. Ciò significa che i nostri cani hanno molte più caratteristiche in comune con un lupo cucciolo o di giovane età che non con un lupo adulto. I nostri cani infatti non perdono mai la voglia di giocare anche quando diventano adulti e invecchiano. Questa è una caratteristica neotenica che differenzia il cane domestico dal lupo, il quale invece in età adulta gioca molto raramente. È la neotenia ad aver determinato la dipendenza del cane dall’essere umano, che agli occhi di ogni cane costituisce la figura di accudimento e verso la quale riserva comportamenti et-epimeletici (relativi alla richiesta di accudimento). Per questa ragione il proprietario di ogni cane è responsabile della crescita equilibrata e della gestione corretta del proprio compagno a quattro zampe.

Emmanuela Diana - razze pericolose

Gli studiosi Lorna e Raymond Coppinger nel 1982 hanno proposto una classificazione neotenica delle razze canine nella quale ad ogni stadio ontogenetico (l’ontogenesi corrisponde allo sviluppo dell’individuo dallo stadio embrionale fino a quello dell’adulto) del lupo venivano associate precise razze canine, attribuendo determinate attitudini e caratteristiche comportamentali.

Nonostante questa teoria neotenica permetta in linea di massima di poter fare una buona previsione riguardo le attitudini comportamentali di un cane per il fatto che appartiene ad una determinata razza, essa comunque rimane profondamente subordinata al bagaglio esperienziale individuale di ciascun soggetto. Le caratteristiche genetiche comportamentali sono in altre parole in grado di definire i limiti entro cui possono essere espressi determinati caratteri comportamentali, ma l’espressione e la modulazione di tali caratteri dipende comunque dall’esperienza. Per chiarire con un esempio: pur lavorando sull’esperienza è molto difficile che un qualsiasi molosso diventi un conduttore migliore di un Border Collie!

Gli studi nel campo delle scienze comportamentali hanno dimostrato che, nel cane come nell’uomo, le caratteristiche comportamentali sono caratteri con una base genetica complessa legata a numerosi geni, ma fortemente influenzata dall’ambiente e dalle esperienze che i soggetti hanno incontrato nella loro storia evolutiva e nel corso della loro vita. Tutto ciò ha contribuito allo sviluppo delle caratteristiche peculiari di ciascuna razza e di ciascun individuo all’interno di ognuna. È pertanto sbagliato generalizzare le basi genetiche e affermare, ad esempio, che una razza come l’American Pitbull Terrier è aggressiva mentre il Labrador Retriever è buono, in quanto non esistono evidenze scientifiche che documentino questa affermazione. Si tratta quindi solamente di una distorsione credere che le razze abbiano comportamenti specifici riconducibili solo alle basi genetiche. Questo non fa che alimentare solo pregiudizi su alcune razze e portare le persone a fare scelte sbagliate e a generalizzare.

Noi tutti siamo frutto delle esperienze che abbiamo vissuto e ciò vale anche per i nostri cani! È ampiamente dimostrato e documentato (Pageat, 1998) che traumi o carenze riferibili ai periodi sensibili dello sviluppo del cane hanno enorme rilevanza nell’insorgenza di diverse problematiche di comportamento riferibili all’età giovanile ed adulta. Pertanto quando un cane mostra un problema di comportamento, è perché non ha avuto la possibilità di fare le giuste esperienze durante la sua crescita o viceversa ha avuto esperienze traumatizzanti. E questo vale per qualsiasi cane, sia esso un Rottweiler o un Chihuahua!

Oggi si parla di epigenetica comportamentale. L’epigenetica si occupa di quelle modificazioni ereditabili che variano l’espressione genica pur non alterando la sequenza del DNA, ovvero cambiamenti che influenzano il fenotipo senza alterare il genotipo. Una nuova prova che l’ambiente – inteso in questo caso come esperienza – lascia il segno nell’espressione del DNA dei cani. La neuroplasticità è un concetto che è stato accettato e condiviso dalla comunità scientifica meno di due decenni fa ed ha decretato una svolta all’interno del paradigma dualistico mente/corpo, perché ha dimostrato come l’aspetto psicologico ed educativo possa determinare un cambiamento strutturale e funzionale nelle cellule nervose (neuroni) che compongono il sistema nervoso anche in quelle aree che dirigono e governano i comportamenti. È quello che accade ai cuccioli che vengono separati precocemente dalla mamma. Il distacco dalla madre e l’assenza del sostegno materno nella prima infanzia può avere numerose conseguenze fisiologiche e comportamentali nella crescita del cucciolo, che possono contribuire allo sviluppo di problematiche comportamentali e relazionali nel corso della vita.

Questo per sottolineare che qualsiasi cane, anche se appartiene geneticamente ad una specifica razza (genotipo), attraverso un’esperienza corretta può sviluppare comportamenti corretti ed equilibrati (fenotipo) e che addirittura questa esperienza sia in grado di influenzare l’espressione del DNA.
In quest’ottica parlare di Razze pericolose è totalmente anacronistico. È pericoloso piuttosto insistere a discriminare alcune razze di cani semplicemente sul concetto di pericolosità potenziale. Tutti i proprietari dei cani dovrebbero diventare consapevoli di ciò che significa crescere e vivere con un cane di qualsiasi razza esso sia. Per cui sarebbe auspicabile che tutti i proprietari dei cani seguissero un corso di base e, solamente nel caso in cui vengano riscontrati problemi comportamentali o di gestione, siano successivamente proposti dei corsi avanzati.

Emmanuela Diana - razze pericolose
Dott.ssa Emmanuela Diana
Dottore Magistrale in Scienze Biologiche Spec. Biologia Animale
Consulente Etologa Zooantropologa di Etologia Consapevole®
Fondatrice del metodo Etologia Consapevole®
www.etologiaconsapevole.it
Emmanuela Diana - razze pericolose
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