una storia di 30 anni di attivismo, sempre dalla parte degli animali.

Nel 1992 fu fondata l’associazione VITADACANI.
Il nucleo centrale era un gruppo di compagne di scuola, Sara, Monique e Francesca che, subito dopo la maturità, decisero di occuparsi di animali.
Nel 1991 venne emanata la legge 281 in materia di prevenzione del randagismo e tutela animali d’affezione, per la prima volta nel nostro paese e presumibilmente nel mondo venne ufficialmente vietata l’eutanasia dei cani ospiti dei canili.
Tale legge, rivoluzionaria nei principi, promuoveva necessariamente la realizzazione di nuovi canili per ospitare la popolazione canina randagia.
La neo-nata Vitadacani decide di aprire un rifugio che fosse però diverso dall’allora vigente concetto di canile. Venne così progettato il parcocanile, una struttura multifunzionale posta all’interno del contesto sociale.
Un contenitore di progetti e valori. Il teatro di eventi ed iniziative.
Un luogo ove potessero nascere amicizie, ascoltare conferenze e, individui fragili, potessero trovare un terreno fertile dove esprimersi, mettersi alla prova, fare esperienze.
Ancora non sapevamo che per la sua realizzazione, ci sarebbero voluti anni.



Così abbiamo lavorato, a volte alla luce e a volte nel buio.
dal libro “Caniscalzi” firmato Vitadacani:
“Deciderlo è come farlo. E infatti siamo entrati. Non la dimenticheremo mai quella stanza. Le lingue di fuoco e il perfetto, gelido silenzio. Solo un unico respiro.
E i farmaci, goccia a goccia, dal soffitto.
Dlin dlon. Dritti negli occhi, dlin dlon.
E la paura, quella vera, dentro, fino alle ossa. Per secondi che erano attimi eterni, tempi interminabili. In cui guardammo quei miseri corpi. Disarticolati. Violati. Senza pudore, giustizia o risarcimento.
Come buffi prestigiatori li abbiamo fatti volar via, uno ad uno, come in un gigantesco, magico cappello. Uno, due, tre .. olpà…
La collina dei conigli rossi una mattina era scomparsa. Oplà.”

Il sequestro di Vercelli
Veniamo chiamati per un rifugio a Vercelli che trabocca di cani, uno dei tanti, gestito da una signora che ad un certo punto non ce la fa più (vi ricorda qualcosa?).
Il rifugio ospita centinaia di cani piazzati lì dal comune, sotto la custodia di un’associazione ma senza nessun reale controllo.
E’ l’ennesimo caso di cattiva gestione, della vita di 300 cani.
Andiamo sul posto e con sgomento, ci troviamo di fronte a 300 creature che vivono tutte insieme, i grandi con i piccoli, i maschi con le femmine, i malati con i malati: rogna, filaria, tumori, piaghe …
Capiamo che ogni settimana c’è la conta, tristissima, dei cani scomparsi, nel nulla, nel congelatore, nel buio di questa piccola bottega degli orrori!
La rabbia è tanta verso un comune e un’amministrazione ignoranti e indifferenti che ritengono di poter risolvere un problema come il randagismo non ignorandolo, ma addirittura convenzionandosi con una struttura di cui poi lavarsi le mani: non un controllo, un intervento veterinario, una vaccinazione, un registro di entrata-uscita dei cani …
Ci si attiva, stivali, tosatrice, latrati, prelievi, la cacca fra i capelli, il cuore fra la cacca, cani belli, bellissimi.
Nausea anche agli incontri con il sindaco, con tutta l’amministrazione, il Gip che dispone il sequestro del rifugio ma, colpo di genio, riaffida la gestione alle stesse identiche persone.
Le stesse identiche persone denunciate.
Le stesse identiche persone condannate.
Nonostante due denunce per maltrattamento e inadempienze gravi al gestore del rifugio, al comune, alla asl e 2 condanne …
Decidiamo di farci carico per la prima volta di un gruppo consistente di cani, più di 200. Di questi, 100 vennero ricoverati a nostre spese presso una pensione-allevamento. Questo posto divenne il nostro appuntamento settimanale per le passeggiate tra volontari, fino a farci appassionare a quel luogo immerso nel verde in un paese di nome Magnago e a non potervi più rinunciare.
Il destino della nostra Associazione era già scritto.

“Con in testa sempre l’idea del Parcocanile e della struttura multifunzionale, dopo la laurea nel 1997, decidemmo che avrei partecipato alle selezioni per il Master in Management delle Organizzazioni Non Profit.
Fui scelta per la classe ISTUD di quell’anno e partecipai con un fagottino pieno di speranze, sogni e determinazione, pronta ad imparare e creare strumenti per concretizzare il nostro sogno perchè, come disse Mandela, “Un vincitore è semplicemente un sognatore che non si è mai arreso”.
Quando a metà percorso chiesero a tutti, quali fossero i progetti futuri, io risposi, con orgoglio misto ad imbarazzo, che avrei riutilizzato queste competenze nella mia organizzazione piccolina e appena nata.
Se intuirono la mia determinazione o capirono che avevo bisogno di un aiuto in più, non si sa, fatto sta che mi proposero una borsa di studio di un programma europeo che si chiamava “Progetto mentore” che affiancava ai giovani imprenditori, un manager “for profit” e vari professionisti per far crescere il progetto. Inoltre, tra quelli che terminavano il programma, ne avrebbero scelto uno da premiare con un “fondo di avvio” in denaro: 10 milioni delle vecchie lire.
Terminai il programma stordendoli di sogni concreti, portai un business plan che sembrava una tesi di laurea ?, sul canile “dove i cani ricchi pagano per quelli poveri” e … vinsi i 10 milioni di lire.
Nacque in quel momento la Piccola Società Cooperativa Vitadacani, una cooperativa non profit, una costola dell’associazione, di cui condivide allora come oggi, mission, valori e progetti.
Da più di 20 anni i due Enti operano sinergicamente in rete per portare avanti un ambizioso progetto di imprenditoria sociale, non profit, a tutto tondo.”
– Sara d’Angelo –