Liberazione è liberazione totale

E’ di pochi giorni fa la notizia che, per la prima volta negli Stati Uniti, un giudice (per l’esattezza il giudice Barbara Jaffe della Suprema Corte di New York) ha accettato la richiesta di “habeas corpus” per due primati utilizzati come cavie da vivisezione: gli scimpanzé Hercules e Leo, detenuti nello stabulario della Stony Brook University di Long Island.

Non è però il primo caso al mondo, anzi.

Nel dicembre 2014 era toccato a Sandra, un orango di 29 anni prigioniera fin da bambina di uno zoo di Buenos Aires, e liberata grazie ad una sentenza che le riconosceva lo status di “persona non umana”.

Nel 2008 in Spagna era stata approvata dal Parlamento una risoluzione simile per le Grandi Scimmie. Ed uguale riconoscimento è stato sancito dal governo indiano per i delfini.

Ma cosa è l’habeas corpus?

Nel diritto anglosassone indica l’appello contro una detenzione ingiustificata, ed il susseguente ordine da parte del giudice di verificare le condizioni della detenzione, nonché le accuse e circostanze dell’arresto. Dalla Magna Charta in poi, un potentissimo strumento contro detenzioni arbitrarie ed ingiustificate.

Hercules e Leo, dopo anni di battaglie dell’associazione Nonhuman Rights Project, sono stati quindi equiparati a detenuti umani, sulla base dell’elevato grado di intelligenza e di capacità emotive. Ovvero, poiché gli attivisti di Nonhuman Rights Project hanno dimostrato che il loro intelletto e la loro capacità di provare emozioni sono di alto grado, se paragonate a quelle umane, è stato loro riconosciuto un diritto altrimenti appannaggio dei soli animali umani: il diritto a non essere privati arbitrariamente della propria libertà.

Si sono letti commenti entusiasti. Si è parlato di risultato storico, di grande vittoria per il movimento di liberazione animale.

Ebbene, permetteteci di alzare una voce fuori dal coro.

Si tratta certo di un grande passo in avanti, di un’altra crepa nel muro che abbiamo eretto nei millenni tra noi, animali umani dotati di diritti e dignità, e tutti gli altri, animali non umani ridotti al mero rango di oggetti e strumenti.

Ma ci suona stonata una nota.

Quel basare i diritti basilari ed inalienabili sulla posizione che si occupa nella scala dell’intelletto, scala al cui vertice c’è l’Uomo, eletto di nuovo e ancora a fulcro dell’esistente, metro di paragone, simbolo della perfezione. Solo chi all’Uomo è simile, solo chi arriva ad essere ammesso nella sfera degli Eletti, può reputarsi salvo dallo sfruttamento, dalla tortura, dall’essere schiavo e cosa.

Per noi, nulla di più sbagliato.

Sojourner Truth, attivista abolizionista e femminista statunitense, nel rispondere a chi affermava che le donne non avessero diritti in quanto intellettualmente inferiori agli uomini, disse: “Cosa ha a che fare [l’intelletto] con i diritti delle donne e dei neri? Se il mio boccale non tiene che una pinta, mentre il tuo un quarto, non sarebbe forse ingiusto da parte tua non lasciarmi in pace con il mio piccolo bicchiere tutto pieno?”.

Ecco cosa c’è che stona nella storia di Hercules e Leo.

La liberazione (di ogni animale) deve essere liberazione dalla gerarchizzazione e dall’antropocentrismo.

Noi gioiremo quando un giudice ammetterà che è eticamente inaccettabile imprigionare, torturare, sfruttare, chiunque. Indipendentemente dal suo essere più o meno “intelligente”. Ma solo per il suo essere “senziente”. Sia esso uno scimpanzé, un topo, o un piccolo zebra fish.