Vitadacani e La Rete dei Santuari

Vivisezione a Ferrara in Università

Le Bambine

Le Bambine salvate da un laboratorio

Clarabella, Eddi, Cleopatra, Cesare, Archimede, da anni vivono stabulati nell’Università di Ferrara in condizioni di privazione gravissime e incompatibili con le loro caratteristiche etologiche.

Cleopatra è stata chiusa in quelle mura nel 2014 e così Cesare.
Clarabella oggi ha 26 anni, è  nata nel 1999 e sopravvive nello stabulario ferrarese dal 2002.
Ovvero da 23 anni.
Il tempo non è un concetto relativo o astratto in questo caso.
Se immaginate le stagioni, i giorni, i minuti, ogni singolo istante.
Se li mettete in fila, uno dietro l’altro, così avrete, lontanamente, un’idea vaga dell’insostenibilità di questo tempo eterno, dell’orrore senza confini.
E potrete misurare la mostruosità e i delitti di cui sono responsabili gli sperimentatori che stanno sottraendo il tempo a questi animali straordinari.

Archimede ed Eddy sono nati là dentro nel 2005 e nel 2007, non conoscono null’altro.
Al di fuori di quell’orizzonte angusto che intravvedono dietro le sbarre della loro gabbia di un metro cubo appena.
Come mostrano le immagini diffuse da tempo da Animal Defenders, ma c’è dell’altro.
Le condizioni dei primati nell’Ateneo ferrarese sono ingiustificabili e in contrasto con la normativa vigente.
Proprio così.
Il punto è, infatti, aldilà dell’aspetto etico e morale, questo. Essi, di fatto, risultano imprigionati ingiustificatamente, dal punto di vista normativo, e le loro condizioni si configurano come un maltrattamento.
Infatti, il punto rilevante della vicenda, nonché l’appiglio legale denso di speranza e significato per le piccole scimmie, risiede proprio nelle condizioni di detenzione e stabulazione ingiustificabili, se non per il breve lasso di tempo dell’esperimento, non per il tempo indefinito del limbo in cui stanno vivendo sospesi, in quella che è una non vita.
Segregati e stabulati in gabbie singole di un metro cubo, sepolti e dimenticati dentro ad una stanza dell’Università di Ferrara.
Senza luce diretta naturale, ma gelidi interruttori, che si accendono e spengono, a scandire il giorno dalla notte.
Senza alcuna possibilità di interagire gli uni con gli altri o socializzare. Cosa fondamentale, perfino vitale, per i primati che, come gli altri animali, sono come noi.
Desiderano solo vivere liberi e felici.
Tale privazione potrebbe essere prevista dalla normativa, ma solo durante l’esecuzione dell’esperimento, non sempre.
Per la loro vita.
In principio erano 6.

Poi, Orazio fu sperimentato e ucciso

Nel 2020 fu aperto un procedimento portato avanti dall’avvocato David Zanforlini per Limav (Lega Internazionale Medici per l’Abolizione della Vivisezione) e Animal Liberation che vede come indagati l’ex rettore dell’università ferrarese, Giorgio Zauli, allora responsabile dello stabulario, l’attuale rettore di Unife, Laura Ramaciotti, il professore Luciano Fadiga, del Dipartimento di Neuroscienze, nonchè il veterinario, Ludovico Scenna, membro dell’organismo che dovrebbe tutelare il benessere degli animali soggetti a sperimentazione.
Che avrebbe dovuto opporsi.
E che, come accade quasi sempre, ha permesso che tutto accadesse, nel silenzio.
Se chi dovrebbe applicare le leggi e vigilare che almeno quelle briciole di prescrizioni, del tutto, di per sè, inadeguate, siano osservate, tace.
Si gira dall’altra parte.

Che aiuto potranno avere gli animali?

Se chi dovrebbe tutelarli è connivente, delinque, non interviene. Partecipa allo stesso sistema malato, è inerte e permette che tutto accada?
Essi non hanno niente, non c’è nessuno che interverrà.

Ci siamo solo noi.

Per questo chiediamo di liberare tutti i macachi superstiti detenuti negli stabulari dell’Università di Ferrara.
Auspichiamo venga immediatamente disposto il loro sequestro.
Essi devono essere liberati e chiediamo giustizia per Orazio, che sia fatta chiarezza sulla sua tragica fine e, insieme, chiediamo di porre fine alle sevizie medievali portate avanti mascherate da ricerca scientifica.
Nel 2025, con il progresso tecnologico e del sapere scientifico, non possiamo più accettare procedure obsolete e crudeli.
Noi pensiamo che la scienza possa, francamente, fare di meglio e debba scendere dal piedistallo.
Rendere conto alla società civile del proprio operato.
Ed è nostro dovere, di ciascuno di noi, porre dei limiti alla barbarie, non dimentichiamo il recente caso di cronaca relativo all’Università di Catanzaro.
Il mondo della ricerca in quella vicenda non ha esitato a delinquere, utilizzando fondi pubblici per i propri tornaconti personali. Anche in questo caso sono indagati il rettore e altre personalità di spicco.
Ma soprattutto non dobbiamo dimenticare che il benessere degli animali nei laboratori, come negli allevamenti zootecnici, non esiste.
Non raccontiamoci bugie.

Scendiamo in piazza a Ferrara il 22 febbraio, a fianco di Limav e Animal Liberation.
Esprimiamo il nostro dissenso.
Chiediamo giustizia e verità e, soprattutto, pretendiamo libertà.

Sara Vitadacani Onlus
Sara d’Angelo
Attivista, fondatrice e Presidente di Vitadacani, responsabile del progetto Porcikomodi e referente della Rete dei Santuari di Animali Liberi.